Nel corso degli ultimi decenni il mondo delle campagne ha subito profonde trasformazioni strutturali che hanno travolto insieme al paesaggio la cultura rurale. Il deprezzamento economico e culturale del lavoro nelle campagne ha favorito l’abbandono e il disvalore rispetto all’attività agricola ed alla cultura che ne è alla base.
Oggi l’80% del fabbisogno alimentare della Sardegna è prodotto a migliaia di km di distanza e distribuito ai sardi attraverso la grande distribuzione organizzata con il risultato che mentre le piccole aziende chiudono le multinazionali si vedono raddoppiati i propri guadagni per propinarci spesso e volentieri cibi di cui non sappiamo la provenienza, disconnetendo il rapporto che naturalmente esiste tra la terra ed il cibo, con ciò che mangiamo, perché non si tratta solo di riempirsi la pancia ma di farlo con cibo buono per la salute nostra, della stessa terra e della nostra economia.
Non possiamo e non dobbiamo ignorare il valore della terra dal punto di vista ambientale e paesaggistico perché in Sardegna il paesaggio rurale ci definisce, è parte della nostra cultura ed identità.
C’è qualche piccolo ma significativo segnale di inversione di tendenza in questi anni che fa ben sperare, si assiste oggi ad un ritorno alla campagna che si sta lentamente popolando di giovani che la vogliono abitare secondo una nuova coscienza recuperando saperi e cultura e progettando un nuovo futuro per un settore strategico che va ripensato secondo un modello di sovranità alimentare che mette al centro del sistema i produttori, i trasformatori e i consumatori in un rapporto virtuoso con l’economia locale l’ambiente e la salute.
Di tutto questo parleremo a Sassari giovedì 17 aprile alle ore 17 con la collaborazione di ASA (Associazione studenti di Agraria) al Dipartimento di Agraria – Aula Pampaloni – v.le Italia 39/A.
L’ingresso è aperto a tutti.
Liberu.

